<?xml version='1.0' encoding='UTF-8'?><?xml-stylesheet href="http://www.blogger.com/styles/atom.css" type="text/css"?><feed xmlns='http://www.w3.org/2005/Atom' xmlns:openSearch='http://a9.com/-/spec/opensearchrss/1.0/' xmlns:georss='http://www.georss.org/georss' xmlns:gd='http://schemas.google.com/g/2005' xmlns:thr='http://purl.org/syndication/thread/1.0'><id>tag:blogger.com,1999:blog-3911185787946586546</id><updated>2011-05-03T02:13:19.209-07:00</updated><category term='libri'/><category term='Renzi'/><category term='antiproibizionismo'/><category term='commercio equo e solidale'/><category term='usura'/><category term='Berlusconi'/><title type='text'>LeOnLine</title><subtitle type='html'></subtitle><link rel='http://schemas.google.com/g/2005#feed' type='application/atom+xml' href='http://leonardobutini.blogspot.com/feeds/posts/default'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3911185787946586546/posts/default?max-results=100'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://leonardobutini.blogspot.com/'/><link rel='hub' href='http://pubsubhubbub.appspot.com/'/><author><name>Leonardo Butini</name><uri>http://www.blogger.com/profile/12825655410814854412</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='28' height='32' src='http://4.bp.blogspot.com/-KdLi800glrw/TXIywfSeLHI/AAAAAAAAAMo/UtH5US-NHqk/s220/149108_1739859377677_1274458036_32010281_5481175_n.jpg'/></author><generator version='7.00' uri='http://www.blogger.com'>Blogger</generator><openSearch:totalResults>6</openSearch:totalResults><openSearch:startIndex>1</openSearch:startIndex><openSearch:itemsPerPage>100</openSearch:itemsPerPage><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3911185787946586546.post-7121749321949622762</id><published>2011-03-05T05:47:00.000-08:00</published><updated>2011-03-05T06:16:14.451-08:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Berlusconi'/><title type='text'>Io sto con Berlusconi</title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://t2.gstatic.com/images?q=tbn:ANd9GcQ_EUcQbS9dXH1u1kqrRYy8QNoftjkFTq618Y_CbV2O36KYf-7Jjg&amp;t=1"&gt;&lt;img style="float:left; margin:0 10px 10px 0;cursor:pointer; cursor:hand;width: 208px; height: 160px;" src="http://t2.gstatic.com/images?q=tbn:ANd9GcQ_EUcQbS9dXH1u1kqrRYy8QNoftjkFTq618Y_CbV2O36KYf-7Jjg&amp;t=1" border="0" alt="" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;Sto con Berlusconi perché preferisco chi mi deruba per farsi gli affari suoi a chi mi deruba per farsi i miei.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Sto con Berlusconi perché un governo che non governa è quanto di meglio un liberale possa desiderare.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Sto con Berlusconi perché odio i partiti e non passerei mai le ferie a friggere i bomboloni dietro al banco.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Sto con Berlusconi perché penso che evadere il fisco sia moralmente giusto non solo quando la tassazione supera certi limiti, ma sempre, in ogni caso e comunque.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Sto con Berlusconi perché preferisco i corruttori ai corrotti e ai questurini.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Sto con Berlusconi perché non vuole farsi processare: le sentenze definitive le lascio volentieri a Dio.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Sto con Berlusconi perché non esistono tv e stampa imparziali.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Sto con Berlusconi perché sì, preferisco le belle donne agli omosessuali.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Sto con Berlusconi perché nomina taluni ministri più in base alla scollatura che alle capacità: un ministro capace è quanto di più pericoloso possa esservi per la libertà individuale.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Sto con Berlusconi perché, oltre ai missini, ha sdoganato le bestemmie, e per noi toscani è grasso che cola.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Sto con Berlusconi perché ogni tanto mi capita di vedere e sentire in tv Vendola.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Sto con Berlusconi perché racconta barzellette vere, invece delle solite che ci propinano i “grandi statisti” fingendo che si tratti di roba seria.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Sto con Berlusconi perché mi compra Ronaldinho, regalandomi emozioni che poche altre cose al mondo son capaci di regalarmi: e la vita ha senso, grazie alle emozioni.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Sto con Berlusconi perché non si è maggiorenni a 18 anni, ma quando si diventa indipendenti dai genitori.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Sto con Berlusconi perché quando un giorno gli dedicheranno una via, potrò dire “io c’ero”.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Sto con Berlusconi perché mi piacciono i suoi duetti con Apicella e le bandane.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Sto con Berlusconi perché de fleg oviunaited steiz ev nosonli e fleg ove cauntri, base en iuniversal messag ov fridom ev democrasi.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Sto con Berlusconi perché mi piacciono le scarpe col tacco.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Sto con Berlusconi perché mi piacciono le ville costruite in barba alle folli norme degli econazisti.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Sto con Berlusconi perché se diventasse Presidente della Repubblica, riuscirei finalmente a passare un capodanno divertente.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Sto con Berlusconi perché mi piace l’azzurro.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Voi datemi pure del pazzo, del disonesto, del "teleimbonito": io, sto con Berlusconi.&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3911185787946586546-7121749321949622762?l=leonardobutini.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://leonardobutini.blogspot.com/feeds/7121749321949622762/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://leonardobutini.blogspot.com/2011/03/io-sto-con-berlusconi_05.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3911185787946586546/posts/default/7121749321949622762'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3911185787946586546/posts/default/7121749321949622762'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://leonardobutini.blogspot.com/2011/03/io-sto-con-berlusconi_05.html' title='Io sto con Berlusconi'/><author><name>Leonardo Butini</name><uri>http://www.blogger.com/profile/12825655410814854412</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='28' height='32' src='http://4.bp.blogspot.com/-KdLi800glrw/TXIywfSeLHI/AAAAAAAAAMo/UtH5US-NHqk/s220/149108_1739859377677_1274458036_32010281_5481175_n.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3911185787946586546.post-5693200248755633683</id><published>2011-03-05T05:36:00.000-08:00</published><updated>2011-03-05T05:44:10.031-08:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='commercio equo e solidale'/><title type='text'>Commercio iniquo ed egoista</title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://amarevignola.files.wordpress.com/2008/04/commercio-equo-solidale_jpg.jpg"&gt;&lt;img style="float:left; margin:0 10px 10px 0;cursor:pointer; cursor:hand;width: 493px; height: 567px;" src="http://amarevignola.files.wordpress.com/2008/04/commercio-equo-solidale_jpg.jpg" border="0" alt="" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Commercio equo e solidale: che suono celestiale hanno queste parole! Solo sentendole pronunciare, l’animo si rasserena e il mondo ci appare da un’altra prospettiva, fra una caramella al miele ed un pupazzino fatto di bucce di arancia. Ma cosa si cela dietro questi termini tanto di moda?&lt;br /&gt;Quando si parla di commercio equo ci si riferisce generalmente ad uno scambio di beni o di servizi che avvenga ad un prezzo “giusto”. Ma cosa è, un prezzo “giusto”? Come lo si determina? E per quanto tempo deve valere? E ancora, chi è che deve stabilirlo? La Carta Italiana dei Criteri del Commercio Equo e Solidale, ossia il documento - approvato nel 1999 - che esplicita i valori e i princìpi condivisi da tutte le organizzazioni di Commercio Equo e Solidale italiane, definisce come prezzo equo per il produttore quello “concordato con il produttore stesso sulla base del costo delle materie prime, del costo del lavoro locale e della retribuzione dignitosa e regolare per ogni singolo produttore”&lt;br /&gt;Si ritiene insomma che a definire il prezzo di una merce siano fondamentalmente i costi dei suoi fattori produttivi (materie prime e lavoro su tutti), e che eventuali eccessi debbano essere contenuti da una autorità centrale che si imponga con la forza sugli attori agenti nel libero mercato, regolandone le transazioni: a tal fine, la Carta impegna gli aderenti a “stimolare le istituzioni nazionali ed internazionali a compiere scelte economiche e commerciali a difesa dei piccoli produttori, della stabilità economica e della tutela ambientale, effettuando campagne di informazione e pressione affinché cambino le regole e la pratica del commercio internazionale convenzionale”.&lt;br /&gt;Insomma, equi e solidali sì, ma se possibile con i soldi altrui ed imponendosi a suon di decreti, s’intende! L’articolo 3.3 della sopraccitata Carta, che ci fornisce appunto la definizione di prezzo “equo”, sembra dimenticare che i prezzi non sono, in realtà, delle variabili indipendenti, ma sono un indice di scarsità che non si limita a riflettere soltanto le informazioni relative ai costi di produzione ed alle retribuzioni desiderate dai produttori. I prezzi vengono utilizzati infatti per razionare i beni che abbiamo a disposizione, scarsi per definizione: la domanda dei biglietti per il nostro stadio cresce a dismisura e non siamo in grado di costruire lo stadio “perfetto” che risponda sempre e comunque alle esigenze di milioni di tifosi? Bene, i prezzi delle tribune aumenteranno di conseguenza, dando vita ad una sorta di selezione naturale fra gli spettatori, i quali si godranno la partita dal vivo solo se disposti a sborsare di più. Ingiusto, dite? Si, forse. Ma voi, come vi comportereste? Dareste spazio solo ai vostri amici? O magari a chi arriva per primo? E non si tratterebbe forse di scelte ancora più arbitrarie?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;I prezzi di mercato servono inoltre ad indirizzare le scelte degli imprenditori: come si fa a decidere se è conveniente intraprendere o meno un certo progetto? Semplice, confrontandone i costi ed i ricavi desunti applicando i relativi prezzi alle quantità in gioco. Decidere per decreto che oggi i prezzi scendono dello X%, significa scombinare i piani di chi sui prezzi di mercato precedenti aveva basato le proprie scelte, e scombinare anche i piani imprenditoriali futuri, che si baseranno a questo punto su di un prezzo “artificiale” e arriveranno ad immaginare profitti laddove, in presenza di prezzi formatisi liberamente dall’incontro fra domanda e offerta, si sarebbero intraviste magari solo delle perdite.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Prezzi “ballerini” e niente finanziamenti pubblici: solo così potremo capire chi domanda cosa e quali progetti siano davvero profittevoli attraverso un calcolo economico che altrimenti risulta impossibile da effettuare. E se qualcuno ci sembra pretendere una retribuzione “più che dignitosa”, cominciamo a far spesa dal suo concorrente: sarà il mercato a giudicare eccessiva la sua smania di ricchezza ed a punirlo di conseguenza con una riduzione sensibile nel numero dei clienti, senza necessità di alcun intervento esterno che fissiarbitrariamente un’asticella invalicabile buona per tutti.&lt;br /&gt;Ma - vi starete domandando a questo punto - se i produttori si accordano fra di loro per fare cartello ed evitare la sberla della “mano invisibile” del mercato, che succede? Premesso che proibire accordi fra adulti consenzienti (ebbene sì, anche i produttori e non solo gli operai sono umani!) sembra più il programma del partito nazista, che non un virtuoso proposito di equità, è importante sottolineare che, senza la presenza dello Stato, difficilmente certe situazioni di monopolio ed oligopolio avrebbero il successo che purtroppo hanno nel nostro vissuto quotidiano. Spesso infatti è lo Stato ad erigere barriere insormontabili all’ingresso nel mercato, facendo da spalla a potenti multinazionali capaci di assicurare voti e soldi, e mettendo i bastoni fra le ruote invece a soggetti meno influenti che – se lasciati liberi di agire - potrebbero inserirsi sul mercato e beneficiare i consumatori tutti.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Eppure è proprio allo Stato che in genere si rivolgono coloro che perorano la causa in cerca di aiuto. I monopoli naturali inoltre, pur essendo ad oggi più una prospettiva ideale che non una realtà concreta, poco hanno a che fare con quelli statali o para-statali: i primi vivono di risorse proprie imponendosi a suon di beni e servizi che incontrano il favore del pubblico, i secondi vivono invece di risorse altrui imponendo le proprie scelte: al vostro gusto e alla vostra etica, decidere se le due prospettive siano equivalenti o meno.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Passando ai risvolti più pratici della questione, su quale basi un comitato centrale di “illuminati” potrebbe decidere a tavolino il prezzo del bene X, venduto sul mercato Y al tempo T? Per esemplificare, quanto vale un kilo di zucchine venduto fra dieci giorni a Rio de Janeiro? Su, niente panico, provate a rispondere! Difficile, vero? Già, perché le informazioni a disposizione degli agenti economici sono disperse fra miliardi di individui e mutano continuamente, il che rende praticamente impossibile definire a livello centrale quale sia il prezzo “giusto”, e cosa sia una retribuzione “dignitosa”. Qualche decennio fa ci hanno provato in Unione Sovietica, ed il risultato furono le code ai forni per avere il pane di cui sfamarsi. Stabilire una retribuzione “dignitosa” sarebbe difficile persino se volgessimo lo sguardo alla nostra famiglia: quale sarebbe, nel nostro caso, questa retribuzione equa? Quella che ci consente di avere tre cellulari e due pc? Provate a pensarci un attimo, e vi accorgerete che il concetto di “dignitoso” è, ad esser buoni, un tantinello labile: dura pensare di imbastirci sopra un ordine economico mondiale, non trovate?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Dopo aver analizzato l’”equo”, non resta che spendere due parole sul “solidale”. Nel linguaggio della Carta questo termine equivale in sostanza a “imposto con la forza dallo Stato” o da altra istituzione equivalente. Questa è la solidarietà dei terzomondisti: un furto su scala gigantesca ed incontrollata che sposta risorse da una parte all’altra del globo devastando il già fragile sistema di incentivi su cui poggia l’azione umana, e dando a tutti la splendida illusione di avere diritto a tutto senza alcun dovere a gravare sulle spalle. Il negozietto “equo e solidale” che ha appena aperto i battenti vicino a casa vostra, ebbene sì, è finanziato anche coi soldi delle vostre tasse!&lt;br /&gt;La solidarietà non dovrebbe essere imposta in punta di legge, ma lasciata libera di sgorgare, paradossalmente, dal nostro egoismo, quell’egoismo che ci spinge a servire ed aiutare gli altri per sentirci realizzati, sereni, in pace con noi stessi e magari con due lire in più nelle tasche. Un commercio “iniquo ed egoista”: è questa la vera ancora di salvezza per chi sogna ancora un mondo libero.&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3911185787946586546-5693200248755633683?l=leonardobutini.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://leonardobutini.blogspot.com/feeds/5693200248755633683/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://leonardobutini.blogspot.com/2011/03/commercio-iniquo-ed-egoista.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3911185787946586546/posts/default/5693200248755633683'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3911185787946586546/posts/default/5693200248755633683'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://leonardobutini.blogspot.com/2011/03/commercio-iniquo-ed-egoista.html' title='Commercio iniquo ed egoista'/><author><name>Leonardo Butini</name><uri>http://www.blogger.com/profile/12825655410814854412</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='28' height='32' src='http://4.bp.blogspot.com/-KdLi800glrw/TXIywfSeLHI/AAAAAAAAAMo/UtH5US-NHqk/s220/149108_1739859377677_1274458036_32010281_5481175_n.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3911185787946586546.post-899648994607694665</id><published>2011-03-05T05:31:00.000-08:00</published><updated>2011-03-05T05:35:52.742-08:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='usura'/><title type='text'>Usuraio eroe</title><content type='html'>&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://t1.gstatic.com/images?q=tbn:ANd9GcSiTVxw_q7fApMBjISi6Hdj1OzPW632mPbhGUt4QZ6CQq_QW0Ye&amp;t=1"&gt;&lt;img style="float:left; margin:0 10px 10px 0;cursor:pointer; cursor:hand;width: 243px; height: 208px;" src="http://t1.gstatic.com/images?q=tbn:ANd9GcSiTVxw_q7fApMBjISi6Hdj1OzPW632mPbhGUt4QZ6CQq_QW0Ye&amp;t=1" border="0" alt="" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;L'usura viene generalmente trattata come un crimine immondo: l'usuraio sfrutta la povera gente, e quel che si merita è la galera.&lt;br /&gt;Ma se cerchiamo di analizzare la questione scevri da preconcetti e pregiudizi, quello con l'usuraio non potrà che apparirci per quello che è: un libero accordo fra adulti consenzienti, l'uno in cerca di danaro che nessun altro è disposto a prestargli, l'altro dotato di risparmi che è disposto ad investire al fine di ottenerne un interesse.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;A meno che risparmiare ed investire non siano per voi un crimine, nel qual caso sarebbe inutile proseguire nella discussione tanto sarebbero distanti le rispettive posizioni, l'usuraio sta facendo quello che facciamo tutti noi ogni giorno: scambia con altri individui sul mercato. E non si approfitta di chi gli chiede soldi in prestito più di quanto faccia il fornaio ogni mattina quando vi chiede soldi in cambio del pane che ha appena preparato: non sta forse anch'egli “approfittando” del fatto che di nutrirvi avete bisogno? Tutte le nostre azioni sono mosse dal bisogno, fosse anche solo quello di sentirci più appagati e felici: accusare l'usuraio di far soldi sfruttando le necessità impellenti del prossimo appare pertanto ridicolo, dal momento che chiunque agisca è mosso dal desiderio di soddisfare una necessità.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Quando si parla di usura però, ed è forse questo l'aspetto psicologicamente predominante, siamo portati a pensare a tutti quegli atti, questi sì effettivamente criminali, che sovente accompagnano le vicende degli strozzini: minacce, auto e negozi dati alle fiamme, violenze di ogni genere perpetrate al solo scopo di riavere indietro quanto pattuito. Ma c'è bisogno di proibire un libero scambio fra adulti consenzienti per combattere e condannare certi crimini? Non basterebbe semplicemente perseguire questi ultimi?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La vera violenza, anche quando si parla di usura, è quella portata innanzi dallo Stato con la sua legislazione restrittiva in materia. Con il suo arbitrario intervento, lo Stato manipola infatti i tassi di interesse praticati sul mercato spingendoli tutti al di sotto di alcune soglie, le quali vengono calcolate, molto banalmente, come una media dei tassi applicati dalle banche sulle proprie operazioni di prestito/finanziamento nel corso di ogni trimestre. Chi si pone al di sopra di tali soglie, norme alla mano, sta applicando ai propri clienti tassi usurai. Non c'è niente di razionale nel ritenere un tasso del 10,55% "equo" ed uno del 10,56% criminale, eppure questo è quanto avviene ogni giorno nel nostro paese. In generale, possiamo affermare che non esiste un tasso di interesse "equo": il tasso di interesse non è una variabile indipendente che può essere fissata arbitrariamente d'imperio, ma è un indicatore che porta con sé delle informazioni: ci dice ad esempio quanto un bene (in questo caso il danaro) sia domandato sul mercato, e quanta disponibilità ve ne sia; la distorsione di questo segnale non può che nuocere agli agenti economici, in quanto rende impossibile un corretto calcolo economico costi/benefici, così come qualunque intervento governativo sui prezzi dei beni.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Per usare le parole dell'economista libertario statunitense Walter Block, "in quanto a tassi di interesse "esorbitanti" si deve capire che in un libero mercato il tasso di interesse è tendenzialmente determinato dalle preferenze temporali di tutte le parti economiche. Se il tasso è esageratamente alto, tenderanno a svilupparsi delle forze che lo spingeranno verso il basso […] colui che critica gli alti tassi di interesse ha in mente un tasso d'interesse "equo". Ma un tasso d'interesse "giusto",o un prezzo "equo",non esiste […] se c'è un qualunque significato nella dottrina del tasso d'interesse "giusto",puo' essere soltanto il tasso reciprocamente accettabile per due adulti consenzienti,e cio' è esattamente il tasso stabilito dal mercato".&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La confusa normativa anti-usura, rivista recenetemente, non fa che spingere le banche a cercare continui “sotterfugi” che rendono sempre più complicata la vita ai propri clienti; e così, ancora una volta, i buoni propositi del legislatore lasciano il campo ai soliti, nefasti, effetti concreti.&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3911185787946586546-899648994607694665?l=leonardobutini.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://leonardobutini.blogspot.com/feeds/899648994607694665/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://leonardobutini.blogspot.com/2011/03/usuraio-eroe.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3911185787946586546/posts/default/899648994607694665'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3911185787946586546/posts/default/899648994607694665'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://leonardobutini.blogspot.com/2011/03/usuraio-eroe.html' title='Usuraio eroe'/><author><name>Leonardo Butini</name><uri>http://www.blogger.com/profile/12825655410814854412</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='28' height='32' src='http://4.bp.blogspot.com/-KdLi800glrw/TXIywfSeLHI/AAAAAAAAAMo/UtH5US-NHqk/s220/149108_1739859377677_1274458036_32010281_5481175_n.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3911185787946586546.post-5447697065676563116</id><published>2011-03-05T05:14:00.000-08:00</published><updated>2011-03-05T05:25:24.349-08:00</updated><title type='text'>Il gioco delle tre carte</title><content type='html'>&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://4.bp.blogspot.com/_Uu_0z9hES-o/TQJnv88ce_I/AAAAAAAAORE/-pW7YOsFpec/s1600/tasse.jpg"&gt;&lt;img style="float:left; margin:0 10px 10px 0;cursor:pointer; cursor:hand;width: 441px; height: 412px;" src="http://4.bp.blogspot.com/_Uu_0z9hES-o/TQJnv88ce_I/AAAAAAAAORE/-pW7YOsFpec/s1600/tasse.jpg" border="0" alt="" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;Nell’immaginario collettivo, pubblico equivale a gratuito: se gestiti direttamente dallo Stato, ospedali, scuole, acquedotti, servizi e manifestazioni varie - dal maxi-concerto estivo alla sagra di paese - vengono generalmente considerati come splendidi doni che riceviamo periodicamente da governanti illuminati. Privato è sinonimo invece di ricerca del profitto ad ogni costo, un termine che richiama d’istinto alla mente Zio Paperone, con lo schioppo sempre carico a difesa del suo unico vero amore, il deposito colmo di danaro.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ma le cose stanno davvero così? Davvero questo “sentiment” diffuso poggia su solide fondamenta? E chi bada al profitto, davvero è nostro nemico?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Procediamo con ordine, iniziando col chiarire che no, pubblico non significa gratuito. Lo Stato infatti – pare quasi superfluo ricordarlo - non ha entrate proprie, ma vive di tassazione, vive cioè di quei soldi che ogni mese preleva dalle tasche nostre e dei nostri genitori attraverso imposte dirette, indirette, accise, bolli, tariffe, multe e quant’altro, più o meno il 70% della ricchezza che produciamo. Chi come noi libertari si batte quotidianamente contro il fisco chiedendo l’abolizione delle imposte, si sente spesso ribattere che le tasse servono a pagare tutti quei servizi che ci consentono di vivere, e che quindi farne a meno non si può. Ma appena il nostro interlocutore termina di pronunciare simili parole, ecco che magicamente, nel discorso successivo, i servizi offertici dallo Stato diventano, in quanto pubblici, gratuiti: ma come, non avevamo detto un istante prima che paghiamo le tasse per poterne godere? Qualcosa non quadra nel “ragionamento”, anche se tralasciassimo il fatto che in realtà, a cosa servano i nostri soldi, proprio non lo sappiamo, dal momento che il frutto delle nostre fatiche finisce in un unico grande calderone amministrato dalla Casta al potere con cui si finanzia di tutto, dalla strada che mai percorreremo in vita nostra, passando per la guerra in Iraq, per finire con l’apparato di burocrati di cui lo Stato si serve per tenere in piedi il suo maestoso circo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Come controllare che fine fanno i nostri soldi? Come verificare che le nostre risorse non vadano perdute? Semplicemente, non lo si può fare. Anzi, specie nel caso dei lavoratori dipendenti che si vedono colpiti direttamente in busta paga, spesso è anche difficile capire a quanto ammontino, le ricchezze prelevate dal Leviatano: su, voi che state leggendo questo articolo, rispondete su due piedi, quante tasse avete pagato lo scorso mese? E lo scorso anno? Silenzio, buio totale. Non lo si sa, neppure a spanne. Figuratevi se sappiamo come vengono poi impiegati, quei soldi. Di sicuro non per la strada vicino casa nostra, sempre piena di buche. Certo non per la scuola di nostro figlio, con le infiltrazioni alle pareti e il tetto pericolante.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;E se anche lo sapessimo, quali poteri avremmo nei confronti dei nostri politici per far loro scontare eventuali errori? Il voto democratico, dite? E allora come mai i soliti noti, alla fine, son sempre al loro posto da decenni? Forse che questo potere è più illusorio che reale? Forse che i famosi “pesi e contrappesi” delle democrazie liberali, con i quali si dovrebbero contenere gli eccessi dei potenti, non funzionano? Che sia il sistema in sé a non funzionare, piuttosto che il politico di turno ad essere inadeguato? E infine, anche se sapessimo a cosa sono destinate le nostre ricchezze ed il fine perseguito fosse nobile, muterebbe forse la natura dell’atto originario, che è e resta pur sempre un furto?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Tutto ciò premesso, la naturale conclusione cui si giunge è che, in definitiva, pubblico non solo non equivale a gratuito, ma equivale addirittura a sovrapagato dai contribuenti. Se tutto fosse in mano ai privati, non dovremmo infatti pagare elefantiaci apparati di Stato, e dovremmo mettere mano al borsello solo per quello che utilizziamo effettivamente, senza contare che un mercato caratterizzato da una concorrenza più marcata e da una maggiore efficienza si risolverebbe presumibilmente in minori costi e maggiore qualità dei prodotti a nostra disposizione. Chi ricerca il profitto infatti non può permettersi di sbagliare, pena l’esclusione dal mercato, e questo costituisce un incentivo formidabile, che certo non hanno coloro i quali vivono di imposizioni ai danni di cittadini inermi.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Solo lo Stato, al solito, può impedire che si verifichi questa sorta di selezione naturale all’interno del libero mercato, ergendosi ad assicurazione sulla vita per disonesti e falliti. Quello Stato che, ebbene sì, grazie all’educazione impartitaci nelle proprie scuole ci ha letteralmente lobotomizzato con un assurdo giochino delle tre carte.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il celebre romanzo “1984” di Orwell è realtà: la guerra è pace, la menzogna è verità…pubblico è gratuito.&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3911185787946586546-5447697065676563116?l=leonardobutini.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://leonardobutini.blogspot.com/feeds/5447697065676563116/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://leonardobutini.blogspot.com/2011/03/il-gioco-delle-tre-carte.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3911185787946586546/posts/default/5447697065676563116'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3911185787946586546/posts/default/5447697065676563116'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://leonardobutini.blogspot.com/2011/03/il-gioco-delle-tre-carte.html' title='Il gioco delle tre carte'/><author><name>Leonardo Butini</name><uri>http://www.blogger.com/profile/12825655410814854412</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='28' height='32' src='http://4.bp.blogspot.com/-KdLi800glrw/TXIywfSeLHI/AAAAAAAAAMo/UtH5US-NHqk/s220/149108_1739859377677_1274458036_32010281_5481175_n.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://4.bp.blogspot.com/_Uu_0z9hES-o/TQJnv88ce_I/AAAAAAAAORE/-pW7YOsFpec/s72-c/tasse.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3911185787946586546.post-8174340706301285247</id><published>2011-03-05T05:02:00.000-08:00</published><updated>2011-03-05T05:08:43.607-08:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='antiproibizionismo'/><title type='text'>Gli errori fatali degli antiproibizionisti</title><content type='html'>&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://www.verdiveneto.it/local/cache-vignettes/L147xH159/arton412-a02f0.jpg"&gt;&lt;img style="float:left; margin:0 10px 10px 0;cursor:pointer; cursor:hand;width: 147px; height: 159px;" src="http://www.verdiveneto.it/local/cache-vignettes/L147xH159/arton412-a02f0.jpg" border="0" alt="" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;Il fronte antiproibizionista, per quanto variegato, su un punto è pressoché unanime: le droghe devono essere legalizzate. In altre parole, si ritiene che lo Stato debba intervenire con una o più leggi al fine di rendere tutte le sostanze finalmente fruibili in modo libero e senza che siano previste conseguenze penali.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Insomma, anche quando si chiede che lo Stato faccia un passo indietro e la smetta di interferire con le nostre vite, paradossalmente ci si attacca alla gonna dello Stato stesso, che tale passo indietro dovrebbe ratificare per legge: regolamentare sempre e comunque tutto sembra la sola via percorribile.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Vi sembreranno quisquilie linguistiche, ma l’utilizzo di certi termini in luogo di altri è indicativo del brodo di cultura nel quale sguazzano i proibizionisti di mezzo mondo: legalizzare e liberalizzare sono cose diverse, ed optare per la prima soluzione sarebbe un errore madornale. E’ un po’ come se chiedessimo al parlamento di regolamentare il consumo di acqua tonica: la trovereste una cosa normale? O un atto è criminale, e quindi è necessario – anche in una ipotetica società libertaria priva di Stato - un codice giuridico che disciplini la materia ed è possibile perseguire i trasgressori, oppure non lo è, e allora la legge deve banalmente astenersi dall’intervenire e dal regolamentare.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ma cosa si intende per crimine? Sul punto viene in soccorso il filosofo libertario Lysander Spooner, che nel suo “I vizi non sono crimini”, edito in Italia da Liberilibri, ci spiega che “i vizi sono quelle azioni con le quali un uomo danneggia se stesso o i suoi averi. I crimini sono quelle azioni con le quali un uomo danneggia la persona o gli averi di un altro. I vizi sono semplicemente gli errori che un uomo commette nella ricerca della propria felicità. A differenza dei crimini, essi non implicano malvagità nei confronti degli altri né alcuna interferenza con la loro persona o i loro averi. Se le leggi non fanno una chiara distinzione tra vizi e crimini e non la riconoscono, non può esistere al mondo qualcosa come il diritto individuale, la libertà o la proprietà. Affermare che un vizio sia un crimine e punirlo come tale è, da parte di un governo, un tentativo di falsare la stessa natura delle cose. È tanto assurdo quanto lo sarebbe affermare che la verità è falsità, o che la falsità è verità.”&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Insomma, se drogarsi non è un crimine, Stato, tribunali e polizia dovrebbero disinteressarsene. Non tutto è così semplice, però, perché alla questione è legata tutta una serie di effetti, quelli sì potenzialmente criminali, che sarebbe sciocco non considerare, ma che sovente gli antiproibizionisti trascurano.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il tema della sicurezza, ad esempio. Cosa rispondere al padre di famiglia preoccupato che suo figlio possa trovare la morte in un incidente stradale causato da chi guida con i sensi alterati? Il classico errore degli antiproibizionisti è quello di perdere di vista l’ ”uomo qualunque”, quello che non vuole essere svegliato in piena notte dagli schiamazzi di chi spaccia droga o si prostituisce sotto casa, e che vuole salvare la pellaccia quando si siede al volante.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Per incontrare i favori di questa porzione di popolazione, peraltro vastissima, la liberalizzazione di certi comportamenti dovrebbe essere accompagnata da una riduzione via via più marcata degli spazi pubblici e da una parallela estensione delle porzioni di proprietà privata, sino ad arrivare alla nascita di vere e proprie città private sul modello di quelle che tanto successo stanno riscuotendo in questi anni negli Stati Uniti. Solo così i legittimi proprietari potrebbero decidere quale destino riservare al quartiere da essi abitato, e la convivenza forzata fra individui con diverse esigenze e culture non sarebbe più necessaria. Difendere la prostituzione sotto casa degli altri è troppo semplice, lasciamo ognuno libero di decidere cosa possa accadere sotto al proprio terrazzo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Altro argomento strettamente correlato alla proibizione è quello dei costi "sociali" legati a quelli che Spooner chiama "vizi"; molti ritengono infatti che certi comportamenti irresponsabili non debbano pesare sulle tasche già provate della collettività, e che sia doveroso pertanto proibire tali comportamenti e prevedere delle sanzioni per chi li mette in atto.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Qui si annida il secondo grave errore degli antiproibizionisti, che mentre da una parte chiedono di essere trattati da adulti, dall’altra - sostenendo di norma la sanità pubblica - pretendono che eventuali spese legate a certi loro comportamenti ricadano anche su soggetti terzi. Al fine di portare innanzi una battaglia antiproibizionista più logica e forte, che non finisca col rivelarsi priva di quell’intima coerenza essenziale per far valere certe ragioni nell’agone politico, è invece necessario iniziare a sostenere a gran voce la privatizzazione di tutto il sistema sanitario: che ognuno paghi il suo, lasciando alla carità privata il compito di aiutare chi si trova in difficoltà.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Anche senza dover arrivare a sostenere la privatizzazione dell’intero sistema sanitario – prospettiva che di solito fa drizzare i capelli in testa ai più - è sufficiente comunque evidenziare l’assurdità del ragionamento iniziale. Come scrive Spooner, “si può dire che l'uso di bevande alcolicheconduce alla povertà, e pertanto rende gli uomini indigenti e gravosi per i contribuenti, e che questa è una ragione sufficiente per cui la vendita degli alcolici dovrebbe essere proibita [...] ma se il governo ha il diritto di proibire una qualsiasi azione - che non è criminale - ed è tenuto a farlo soltanto perchè si suppone che essa conduca alla povertà, allora, secondo la stessa norma, ha il diritto di proibire, ed è tenuto a farlo, qualsiasi altra azione - sebbene non sia criminale - che, a suo parere, conduce alla povertà. E, in base a questo principio, il governo non solo avrebbe il diritto, ma sarebbe tenuto a studiare a fondo le questioni private e le spese personali di ogni uomo, e stabilire quali di esse hanno condotto o meno alla povertà; e proibire e punire tutte quelle del primo tipo. Un uomo non avrebbe diritto di spendere un centesimo dei suoi averi in base al suo piacere o al suo discernimento, a meno che la legge non sia dell'opinione che tale spesa non conduce alla povertà".”&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;In molti a questo punto, presi da un irrefrenabile impeto paternalistico , vi direbbero che, comunque sia, non abbiamo diritto a farci del male: drogarsi non sarà un crimine, ma nuoce alla nostra salute e c’è chi vorrebbe salvarci ponendoci sotto l’ala protettiva di babbo parlamento e mamma legge. Non resta quindi che dare un rapido sguardo alle presunte certezze scientifiche relative all’uso di droghe, utilizzate ogni giorno dai nazi-salutisti per vietare oggi questo, domani quello.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Quali certezze scientifiche abbiamo sui danni indotti dalle droghe? Poche e contraddittorie, sebbene i media sostengano quotidianamente il contrario. Trattasi perlopiù di statistiche, stilate spesso con metodi discutibili, che non riescono, se non in alcuni casi, ad individuare quel nesso di causalità indispensabile per poter sostenere con certezza che la sostanza X provochi il danno Y. E anche a voler dar retta alle statistiche le certezze sono poche, visto che molti studi, comprensibilmente poco reclamizzati da giornali e tv che vivono di finanziamenti pubblici e sono quindi collusi con lo Stato salutista - tirano conclusioni decisamente in contrasto con la vulgata corrente. Se siete fumatori ad esempio, tanto per citare la “droga legale” per eccellenza, pare che abbiate meno probabilità di ammalarvi di tumore alla prostata o di Helzeimer: ve lo ha mai raccontato nessuno?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Resta poi da capire come mai dovrebbe essere proibito fare uso di stupefacenti e non, tanto per citare un’altra abitudine ritenuta - a torto o a ragione - non troppo salutare, mangiare salame ogni giorno. E che dire di chi inspira per più di 30 secondi? Paradossalmente anche respirare troppo può uccidere: che facciamo, vietiamo pure quello? La strada intrapresa dallo Stato sembra effettivamente questa, se solo ci fermiamo un attimo ad analizzare quali e quanti ambiti della nostra vita sono oramai normati dal Leviatano.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Attenzione, quindi! Se consentiamo alla Casta al potere di decidere dei nostri stili di vita, nessuno di noi è al sicuro: basta taroccare due tabelline, ed ecco che da domani sarete voi i nuovi “appestati”! Oggi i fumatori ed i cocainomani, domani chissà, magari voi, avidi consumatori di cavolini di Bruxelles.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Resta da smentire infine l’antipatica idea secondo cui chi sostiene la liberalizzazione di certi stili di vita, implicitamente li condivida e li erga a modello.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;No, tranquilli, non vogliamo che vostro figlio passi le giornate a bucarsi, lo riteniamo stupido ed immorale. Ma l’immoralità e la stupidità non costituiscono reato, a meno che la teocrazia non sia il vostro modello istituzionale di riferimento, il che renderebbe inutile discutere viste le distanze siderali che ci separerebbero. Essere antiproibizionisti insomma non significa per forza essere poligami drogati, perché nella vita, e per fortuna, capita anche di battersi per ciò che non ci procura un vantaggio immediato e diretto. Davvero è così inimmaginabile? Molti antiproibizionisti sembrano tuttavia compiacersi della diffusione di una simile “leggenda nera” sul loro conto , senza rendersi conto che, avallandola, arrecano danno a tutto il movimento, bollato come un gruppo di irresponsabili e messo facilmente a tacere prima ancora che una parvenza di dibattito possa profilarsi all’orizzonte. Pannella? Un drogato che beve piscio, sentenziano i più, e quello che dice neppure lo si ascolta.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Riusciranno gli antiproibizionisti a ravvedersi, superando certe contraddizioni ed ambiguità nel loro modo di pensare ed agire? Il libertarismo sembra la sola via in grado di mettere tutti finalmente d’accordo.&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3911185787946586546-8174340706301285247?l=leonardobutini.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://leonardobutini.blogspot.com/feeds/8174340706301285247/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://leonardobutini.blogspot.com/2011/03/gli-errori-fatali-degli.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3911185787946586546/posts/default/8174340706301285247'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3911185787946586546/posts/default/8174340706301285247'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://leonardobutini.blogspot.com/2011/03/gli-errori-fatali-degli.html' title='Gli errori fatali degli antiproibizionisti'/><author><name>Leonardo Butini</name><uri>http://www.blogger.com/profile/12825655410814854412</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='28' height='32' src='http://4.bp.blogspot.com/-KdLi800glrw/TXIywfSeLHI/AAAAAAAAAMo/UtH5US-NHqk/s220/149108_1739859377677_1274458036_32010281_5481175_n.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3911185787946586546.post-1775842799893699581</id><published>2011-03-05T04:41:00.001-08:00</published><updated>2011-03-05T04:48:45.149-08:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='libri'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Renzi'/><title type='text'>"Fuori!", il manifesto di Renzi</title><content type='html'>&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://www.graziamagazine.it/var/ezflow_site/storage/images/media/images/materiale-testata-ok/8feb11-14feb/interviste/matteo-renzi/1333051-1-ita-IT/matteo-renzi_h_al.jpg"&gt;&lt;img style="float:left; margin:0 10px 10px 0;cursor:pointer; cursor:hand;width: 312px; height: 234px;" src="http://www.graziamagazine.it/var/ezflow_site/storage/images/media/images/materiale-testata-ok/8feb11-14feb/interviste/matteo-renzi/1333051-1-ita-IT/matteo-renzi_h_al.jpg" border="0" alt="" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;E’ finalmente uscito in tutte le librerie “Fuori!”, l’attesissima “fatica” letteraria del sindaco di Firenze Matteo Renzi, che promette di scuotere a fondo il panorama politico italiano. Già, perché quello di sindaco vuol essere per il 35enne fiorentino solo un “&lt;span style="font-style:italic;"&gt;piccolo passo nel lungo cammino&lt;/span&gt;” che lo porterà, con buona probabilità, ai vertici della politica nazionale.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;E’ un Renzi dirompente quello che emerge dalle pagine del libro, che non esita a rifilare un sonoro ceffone alle solite vecchie logiche della sinistra, impantanata fra primarie “tarocche” e poltrone garantite ai “&lt;span style="font-style:italic;"&gt;soliti noti&lt;/span&gt;” da una classe politica piena di “&lt;span style="font-style:italic;"&gt;tromboni e trombati&lt;/span&gt;”, appartenenti ad una “&lt;span style="font-style:italic;"&gt;generazione che ha già sprecato la propria opportunità di cambiare le cose&lt;/span&gt;”: tutti a casa, per favore, ed in fretta. Perché questo paese ha bisogno di cambiare, una volta per tutte.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Se qualcuno si aspettava gentili e strategiche concessioni all’anima più rossa del centrosinistra da parte del sindaco della città capoluogo di una delle regioni più rosse d’Italia beh, si sbagliava e di grosso: c’è davvero poco spazio nel libro per simili slanci. Solo quando parla di ambiente e della necessità di “&lt;span style="font-style:italic;"&gt;costruire comunità&lt;/span&gt;” contro un non meglio precisato individualismo, il Renzi sembra andare a solleticare le corde più sinistrorse del suo elettorato. Ma le parole d’ordine che riecheggiano nel libro segnano per il resto una evidente rottura nel panorama del centrosinistra italiano: il giovane scout rottamatore che ha il “&lt;span style="font-style:italic;"&gt;vizio di credere&lt;/span&gt;” in Dio, sogna infatti l’abolizione delle camere di commercio, un sindacato che – incapace com’è di rappresentare davvero questo mondo che cambia a ritmi vertiginosi - sia finalmente e definitivamente messo in soffitta, una politica che non viva di sterile concertazione ma che sappia decidere ed in fretta, quando serve.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;E leggere i capitoli dedicati a scuola ed università senza mai imbattersi nella parola “pubblica” fa una certa impressione: no, non conta se stiamo parlando di pubblico o di privato, a contare sono soltanto la qualità dell’insegnamento ed il merito, senza nessuno sconto per chi sale sui tetti per conservare lo status quo nascondendosi dietro la bandiera dell’ideologia.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Centrale è poi lo spazio dedicato all’economia, con buona pace di chi bofonchia sempre di “diritti civili” dimenticando che se la busta paga piange, diventa poi difficile dedicarsi allo spirito e ai vizi: la figura dell’imprenditore vista come “&lt;span style="font-style:italic;"&gt;il cuore di questo Paese&lt;/span&gt;”, l’amministrazione pubblica da rifondare, le tasse da abbattere per superare “&lt;span style="font-style:italic;"&gt;l’emergenza fiscale&lt;/span&gt;” che ci attanaglia, Renzi si presenta come il nuovo “uomo del fare”, per la gioia di tutti coloro che si sono affrettati a definirlo il nuovo Berlusconi col malcelato intento di far subito fuori questo indisponente ma brillante giovanotto: uno che cita Pierluigi Collina anziché Kant, capite?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ed il sindaco, pur rifiutandosi di vedere il Silvio nazionale come un nemico da abbattere ad ogni costo, ci tiene così a marcare le distanze da una personalità, quella di Berlusconi appunto, “&lt;span style="font-style:italic;"&gt;dalla quale avverte una distanza siderale, profonda, strutturale&lt;/span&gt;”. Ma è con la cultura e con le urne – ci ricorda il Renzi - che si deve sconfiggere Berlsuconi, non con la magistratura: processo breve? Oh, finalmente!&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3911185787946586546-1775842799893699581?l=leonardobutini.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://leonardobutini.blogspot.com/feeds/1775842799893699581/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://leonardobutini.blogspot.com/2011/03/fuori-il-manifesto-di-renzi.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3911185787946586546/posts/default/1775842799893699581'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3911185787946586546/posts/default/1775842799893699581'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://leonardobutini.blogspot.com/2011/03/fuori-il-manifesto-di-renzi.html' title='&quot;Fuori!&quot;, il manifesto di Renzi'/><author><name>Leonardo Butini</name><uri>http://www.blogger.com/profile/12825655410814854412</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='28' height='32' src='http://4.bp.blogspot.com/-KdLi800glrw/TXIywfSeLHI/AAAAAAAAAMo/UtH5US-NHqk/s220/149108_1739859377677_1274458036_32010281_5481175_n.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry></feed>
